Mi chiamo Alessia Chirico e sono la fondatrice di Myaweb.
Ho deciso di scrivere questo articolo perché negli ultimi anni ho incontrato sempre più imprenditori
e professionisti con la stessa frase in bocca:
“Mi sono affidato a un’agenzia, ma non mi sono sentito seguito”.
Questo non è un articolo contro le agenzie.
È un articolo di consapevolezza.
Nasce dalla mia esperienza diretta nel settore, maturata attraverso il confronto con ex clienti di grandi agenzie, collaborazioni con diverse realtà di marketing e ciò che ho potuto osservare dall’interno, lavorando sia come figura tecnica sia come partner esterna.
Racconto queste cose perché credo che chi investe nel proprio business
abbia il diritto di sapere come funzionano davvero certi meccanismi
e di scegliere con più strumenti e meno illusioni.
Perché oggi tante persone diffidano delle agenzie
Negli ultimi anni il termine “agenzia di marketing” è diventato estremamente inflazionato.
Chiunque può definirsi tale: basta un sito ben fatto, un linguaggio tecnico efficace
e una proposta commerciale apparentemente solida.
Il problema è che per un imprenditore non è facile distinguere
una struttura realmente organizzata da una che vende bene ma produce poco.
Spesso si viene colpiti da termini complessi, pacchetti standard e promesse difficili da verificare.
La mia esperienza diretta: lavorare dentro e con le agenzie
Io non parlo per sentito dire.
Ho collaborato con più agenzie di marketing, sia strutturate sia più piccole,
fornendo competenze tecniche, sviluppo siti, supporto operativo e consulenza.
Ed è proprio lavorando dall’interno che ho iniziato a vedere
uno schema che si ripeteva quasi sempre:
chi vende il progetto spesso non è chi lo realizza.
Il modello che si ripete sempre
Formazione, esperienza e poi reclutamento
Molti professionisti studiano per anni, investendo tempo e denaro nella formazione.
Una volta diventati competenti, vengono reclutati dalle agenzie con collaborazioni in partita IVA.
Benefit da dipendente, compensi da stagista
Orari rigidi, responsabilità alte, disponibilità continua.
Ma compensi bassi e nessuna tutela reale.
Il margine cresce per l’agenzia, mentre chi produce il lavoro lavora sotto pressione.
Junior venduti come senior e responsabilità sproporzionate
Un altro aspetto critico, che mi è stato fatto notare anche da colleghi del settore,
riguarda il modo in cui molte agenzie presentano le figure operative al cliente.
Spesso professionisti junior o alle prime esperienze vengono venduti come figure senior.
Al cliente viene fatta percepire una competenza elevata,
mentre in realtà il progetto viene affidato a persone
che non hanno ancora il background, il metodo o l’esperienza
per sostenere quel livello di responsabilità.
Queste persone si trovano a dover “far funzionare” progetti complessi,
con aspettative alte e scadenze stringenti,
ma con una commessa reale molto più bassa
rispetto a quanto il cliente paga all’agenzia.
Il risultato è prevedibile:
carichi di lavoro eccessivi,
urgenze continue,
margini sempre più compressi
e qualità che inevitabilmente ne risente.
Le persone vengono caricate di lavoro “come muli”
per ottimizzare ulteriormente i costi.
Quando la responsabilità non è proporzionata al compenso
C’è poi un punto spesso ignorato ma fondamentale:
se un freelance viene pagato 200,
non può farsi carico della responsabilità di una commessa da 2.000.
Non per mancanza di volontà,
ma perché un freelance ha più progetti,
più clienti,
più responsabilità distribuite.
L’attenzione, per forza di cose, diventa frammentata.
E allora cosa succede?
Per reggere il modello si continua a usare:
stagisti,
junior,
freelance sottopagati,
persone che non possono – strutturalmente –
dare a quel progetto il peso che meriterebbe.
Ancora una volta,
chi paga le conseguenze non è solo il professionista,
ma il cliente,
che crede di aver acquistato una struttura solida
e invece si ritrova un progetto senza un vero presidio.
Lo “stagista mascherato”: ragazzi lasciati soli a fare tutto
In molti casi, a sostenere il peso operativo dei progetti sono ragazzi appena usciti
da scuole, corsi o percorsi di formazione.
Hanno entusiasmo, voglia di imparare e il desiderio legittimo
di mettere finalmente in pratica ciò che hanno studiato.
Il problema è che spesso vengono messi a fare tutto,
senza una vera guida, senza affiancamento, senza qualcuno di più esperto
che insegni davvero un metodo.
Vengono sfruttati sulla loro inesperienza,
sulla loro buona fede
e sulla paura di perdere “la prima vera occasione”.
All’inizio sono contenti:
si sentono scelti, coinvolti, importanti.
Poi, quasi naturalmente, arriva la richiesta:
“Apri la partita IVA, così lavoriamo meglio”.
Ragazzi che non hanno mai visto una fattura in vita loro
si trovano a dover emettere documenti fiscali,
senza sapere cosa significhi davvero tasse, acconti, contributi,
scadenze e costi reali.
Spesso il commercialista viene “consigliato” dall’agenzia stessa,
presentato come quello “bravo”.
Ma nessuno spiega davvero cosa succederà l’anno dopo,
quando arriveranno le tasse da pagare
e il compenso percepito non basterà a coprire tutto.
Il risultato è quasi sempre lo stesso:
inganno, esaurimento, abbandono.
Persone giovani, potenzialmente valide,
che bruciano energie, entusiasmo e fiducia
prima ancora di aver costruito una carriera solida.
Un mondo di squali: anche i commerciali senza rete
Un altro aspetto che mi è stato raccontato da un collega
riguarda il mondo commerciale.
Anche qui, spesso, i contratti vengono gestiti in partita IVA,
senza fisso, senza garanzie, senza tutele.
Vendite basate solo sulla provvigione,
pressione continua,
competizione interna.
Un sistema in cui sopravvive chi è più aggressivo,
non necessariamente chi è più corretto o competente.
È un mondo di squali,
dove il più forte vince
e tutto il resto – persone, clienti, qualità –
diventa secondario.
Chi paga davvero il prezzo? Il cliente
Tutto questo si riflette inevitabilmente sul cliente finale.
Progetti instabili, continui cambi di referente,
lavori fatti di corsa e senza visione.
Il cliente crede di pagare una struttura solida,
ma spesso sta finanziando un sistema fragile,
che regge finché qualcuno non crolla.
Clienti abbagliati e poi lasciati soli
Ho incontrato clienti arrivati da me dopo aver firmato contratti importanti,
con una sensazione comune:
“Non mi sono sentito seguito”.
Nessuna spiegazione reale, nessuna traduzione del tecnico,
nessuno che si assumesse la responsabilità delle scelte fatte.
Cosa ho trovato davvero quando questi clienti sono arrivati da me
Quando queste persone arrivano da me, non portano solo una richiesta tecnica.
Portano sfiducia.
E il primo passo è quasi sempre lo stesso: entro nel backend del sito.
Siti tecnicamente trascurati
WordPress non aggiornato, plugin fermi da anni, temi obsoleti.
Siti online ma fragili, lenti e vulnerabili.
Nessuna manutenzione reale, nessuna cura nel tempo.
Rinnovi assurdi solo per “tenere il sito acceso”
Clienti che pagano ogni anno cifre importanti senza ottenere crescita,
contatti o miglioramenti.
Il sito non genera rendita, serve solo a giustificare un rinnovo.
Agenzie chiuse e dati da recuperare
Agenzie sparite, società chiuse, accessi persi.
Clienti che non sanno dove sia il dominio o chi gestisca l’hosting.
Il lavoro diventa un recupero tecnico di emergenza.
Startup bloccate perché nessuno risponde
Startup con idee valide bloccate per modifiche semplici,
perché il referente non era più disponibile.
Opportunità perse per mancanza di continuità.
Target e budget ignorati
Siti identici per settori diversi, senza analisi del pubblico o del budget.
Soluzioni standard che non parlano a nessuno.
Il danno più grande: la sfiducia
Il problema non è il digitale.
È il modello sbagliato che porta le persone a non fidarsi più.
Perché sempre più clienti arrivano da Myaweb
Chi arriva oggi da Myaweb non cerca un’agenzia.
Cerca una persona.
Qualcuno che sappia fare il lavoro e che risponda direttamente.
La scelta etica di Myaweb
Myaweb ha scelto di lavorare in modo diverso:
niente dinamiche opache,
niente margini costruiti sul lavoro sottopagato di altri.
Chi lavora è chi firma.
Le collaborazioni esistono, ma sono trasparenti, dichiarate e sane.
Non tutte le agenzie sono uguali
Esistono agenzie serie e strutturate.
Proprio per questo è importante informarsi,
fare domande e capire chi lavorerà davvero sul progetto.
A chi si rivolge oggi Myaweb
Myaweb lavora con piccoli e medi imprenditori
che vogliono un rapporto diretto, chiaro e professionale.





